È con profondo dispiacere che salutiamo Andrea de Adamich, un volto storico e stimato del motorsport italiano. Per anni è stato la voce rassicurante e cordiale che, ogni domenica su Mediaset, guidava gli appassionati alla scoperta dell’imminente Gran Premio.
Ma la sua autorevolezza non derivava solo dal ruolo televisivo. Il “presentatore” celava un campione che aveva lasciato il segno sulle piste e sulle strade di tutto il mondo.
L’Eroe dell’Autodelta e l’Icona Alfa Romeo
De Adamich raggiunse i suoi successi più celebri con l’Autodelta al volante dell’iconica Alfa Romeo. Auto resa famosa dalla sua particolare guida in pista, quella con la ruota anteriore interna alla curva costantemente sollevata, affidando la direzionalità del mezzo quasi esclusivamente a quella esterna per massimizzarne la trazione posteriore.
I suoi risultati in Formula 1 furono, per sua sfortuna, più modesti. Nonostante abbia militato in scuderie blasonate come Ferrari, McLaren, March, Surtees e Brabham, ebbe a disposizione monoposto spesso mediocri. Il meglio che riuscì a ottenere furono due onorevoli quarti posti.

L’Incidente che Svelò la Statura dell’Uomo
Questa disamina della carriera, tuttavia, risulterebbe incompleta se non si considerasse il momento che spezzò il suo percorso agonistico e, letteralmente, le sue gambe: il tragico incidente a Silverstone nel 1973.
Ed è proprio da questa terribile esperienza che emerse la vera statura di Andrea de Adamich. Le sue parole, nel descrivere un altro concorrente rimasto incolume nello stesso schianto, sono un testamento di umiltà e accettazione:
“La macchina si è divisa in due. Il pilota si è slacciato le cinture – c’è un filmato della BBC – ed è andato verso i box. Così, a piedi, come se non fosse successo nulla. Io dal letto d’ospedale ho visto queste immagini e ho pensato: ‘Ma porca miseria, un braccio a lui e una gamba a me, no?'”
“Quindici giorni dopo, Gran Premio d’Olanda, la stessa March, lo stesso pilota, Williamson, si rovescia… dopo qualche istante la macchina ha cominciato a prendere fuoco e lui è morto bruciato vivo. E lì, dalla mia sedia a rotelle, ho detto: ‘Ok, non mi devo lamentare’.“
Questa riflessione profonda è il suo vero lascito, una regola di vita che va ben oltre l’automobilismo.
Il Coraggio e l’Obiettività del Pilota
De Adamich sapeva illustrare le realtà del motorsport con lucidità e obiettività, come dimostra la sua risposta a chi definiva i piloti del passato “più coraggiosi, ma anche incoscienti“:
“Le nostre auto da corsa di allora, per gli standard dell’epoca, erano delle vetture estremamente evolute e sicure. Non avevano i sistemi elettronici di oggi, ma la loro preparazione meccanica – freni, sospensioni, gomme – era a livelli altissimi.”
“Io dico sempre che, ai miei tempi, se avessi dovuto affrontare l’Autostrada del Sole, e in particolare la Salerno-Reggio Calabria (allora un’autostrada molto difficile e insidiosa), l’avrei percorsa con molta più sicurezza e tranquillità al volante della mia Alfa Romeo GTA da gara che con una normale auto stradale dell’epoca.”
Un punto di vista unico e rivelatore, che testimonia come la tecnologia e la preparazione meccanica siano sempre state la vera misura del coraggio in pista.
Ci congediamo da questo grande Uomo e Campione con un sentito grazie per averci trasmesso, per decenni, l’amore per l’automobilismo autentico.
Arrivederci, Andrea.
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ciao, Andrea pilota coraggioso …guardaci da lassù…avevi coraggio da vendere…goodbye!!