Il Campionato Mondiale 2026 di F1 non è ancora cominciato eppure è bastato il primo giorno di test privati al circuito di Montmelò, nei pressi di Barcellona, per alimentare la prima polemica dell’anno.
Considerando la rivoluzione regolamentare che cambia interamente le nuove monoposto, con l’abbandono dell’effetto-suolo e per abbracciare altri principi e con le nuove power-unit che hanno detto addio all’MGU-H, per quest’anno si è deciso di fare dei test doppi: i primi, privati, senza né giornalisti e né pubblico in Catalogna, e i secondi, in Bahrain, aperti agli addetti ai lavori.
Per i test catalani si è scelta l’opzione della chiusura ermetica, che ermetica non è visto che, difatti, il tracciato di Montmelò è a poca distanza da una grande città come Barcellona ed è circondata da colline che sovrastano l’impianto su cui è possibile ammirare l’intero circuito, a differenza di quello bahreinita che è situato nel bel mezzo del deserto.
Proprio su queste colline attorno alla pista si sono appostati giornalisti spagnoli, stranieri e semplici appassionati che con i loro teleobiettivi sono riusciti a catturare le immagini delle monoposto mentre macinavano i primi chilometri. Ma è proprio su queste alture che è accaduto l’incredibile e che nessun cronista ed appassionato dovrebbe subire.

La forza bruta della F1 contro i giornalisti e gli appassionati
Nel mentre le macchine giravano in pista, membri della security del circuito e della polizia catalana, i Mossos d’Esquadra, sono andati a caccia dei “guardoni”. Chi, per lavoro o per passione verso la F1 stava osservando le nuove monoposto, è stato allontanato senza troppe cerimonie.
Alcune testimonianze, come quelle dei giornalisti del calibro di Edd Straw e Jon Noble di The Race, riportano scene di forza bruta nei confronti di coloro che erano sulle colline di Montmelò. Sono bastati 18 minuti perché arrivasse la prima macchina della sicurezza e ordinasse a un manipolo di giornalisti e fotografi radunati di andarsene.
I giornalisti spagnoli, che conoscevano meglio la zona, hanno provato a sostenere che si trattava di suolo pubblico perché era un sentiero escursionistico, ma la sicurezza non ha voluto sentire ragioni ed insisteva che ogni zona da cui si potesse vedere la pista era off-limits perché di proprietà del circuito. Alcune persone non si sono perse d’animo, cercando altre aree dove poter ammirare il circuito, sempre con i membri della sicurezza alle calcagna.
L’atteggiamento rigido della security verso gli appassionati e giornalisti nelle aree pubbliche vicine alla pista è sembrato eccessivo, considerando che già i social media ed il web erano già pieni di immagini, live timing e commenti su tutto quello che stava succedendo nel test.

Tutto questo era davvero necessario?
Liberty Media, proprietaria della F1, è un colosso dei mass-media americani, proprio quei media che ci hanno mostrato quello che è accaduto a Minneapolis, dove l’agenzia federale la United States Immigration and Customs Enforcement (in italiano Controllo Immigrazione e Dogane degli Stati Uniti), nota a tutti con il famigerato acronimo ICE, ha ucciso in pochi giorni due persone, due cittadini americani, una donna ed un uomo: Renee Good ed Alex Pretti, rei di essersi opposti al rastrellamento del gruppo su presunti immigrati clandestini.
Purtroppo per quanto riguarda l’Italia, l’ICE sarà presente, come forza di sicurezza, ai prossimi XXV Giochi olimpici invernali di Milano Cortina. Visto il momento storico che sta attraversando una città americana come Minneapolis era davvero necessario esercitare la forza, la prepotenza delle autorità del circuito e della Catalogna, solo perché dei giornalisti ed appassionati, si erano appostati in cima a delle colline. Colline che sono di fatto suolo pubblico?
Se si voleva che i test fossero privati, ma privati per davvero, dovevano avvenire in Bahrain, in mezzo al nulla e in un contesto politico notoriamente meno democratico. La Spagna è un Paese democratico, non può stare al servizio dei capricci di Liberty Media o delle multinazionali su quattro ruote e sospendere i diritti solo perché una monoposto sta girando in pista (impianto ben visibile dall’alto) con un livello di sicurezza pari ad un G7.
Il 2026 per Liberty Media e per la F1 è iniziato con la peggior giornata della loro storia.
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Crediti foto: Ashlee Rezin/Sun Times, LRS Formula, The Race



