Aston Martin non sta più costruendo il futuro: lo sta mettendo sotto esame. Il 2026 non sarà una stagione come le altre, ma il punto di arrivo di una strategia industriale e tecnica iniziata anni fa, quando Lawrence Stroll ha deciso che il progetto di Silverstone non doveva più sopravvivere nel midfield, ma ambire strutturalmente all’élite della Formula 1. Fabbrica nuova, galleria del vento proprietaria, simulatore di ultima generazione, una power unit ufficiale Honda, e soprattutto uomini simbolo chiamati a dare credibilità al disegno: Adrian Newey, Enrico Cardile, Andy Cowell. In mezzo a tutto questo, Fernando Alonso che non è semplice pilota, ma come acceleratore del processo.
Il 2025, per tale ragione, ha assunto i contorni di una stagione sacrificabile. Non inutile, ma inevitabilmente subordinata a ciò che sarebbe venuto dopo. La AMR25 è stata una vettura di compromesso, figlia di un progetto che non aveva più margine di evoluzione e che, fin dall’inizio, è apparsa come un ponte verso il cambio regolamentare. Dopo due quinti posti consecutivi nel Mondiale Costruttori, nel 2023 e nel 2024, Aston Martin si è fermata. Non è arretrata in modo drammatico, ma ha perso quella solidità tecnica e strategica che l’aveva resa una presenza costante nella parte alta del centro gruppo.

Fernando lo ha capito molto presto. Le sue parole, quando ha parlato di “disconnessioni” e di comportamenti quasi “paranormali” della vettura, non erano sfoghi emotivi, ma diagnosi lucide. La AMR25 non rispondeva in modo coerente alle variazioni di assetto, non restituiva fiducia nelle fasi chiave del giro e obbligava a convivere con limiti strutturali difficili da mascherare. L’arrivo di Adrian Newey, avvenuto a stagione in corso, non poteva cambiare questa realtà: troppo poco tempo, e una priorità chiara già definita, il progetto 2026. Il risultato è stato un anno di gestione, più che di sviluppo.
Eppure, anche in questo contesto, Alonso ha fatto ciò che ha sempre fatto in carriera: ha estratto il massimo da ciò che aveva. L’inizio di stagione è stato complicato, con i primi punti arrivati solo in Spagna, mentre Lance Stroll beneficiava di circostanze più favorevoli. Ma sul medio periodo la differenza è emersa in modo netto. Alonso ha chiuso davanti al compagno di squadra in classifica, in qualifica e in gara, senza mai essere realmente messo in discussione all’interno del box. Il quinto posto ottenuto in Ungheria resta il picco di una stagione in cui lo spagnolo ha chiuso con 56 punti, contro i 33 di Stroll, dimostrando ancora una volta che il limite non era il pilota, ma il pacchetto.
Il confronto interno è impietoso e, allo stesso tempo, rivelatore. Stroll non ha mai battuto Alonso in qualifica, ha navigato stabilmente nelle retrovie della zona punti e ha concluso il campionato alle spalle di piloti con mezzi tecnici simili o inferiori. Alonso, invece, ha tenutol a “Verdona” agganciata a una dimensione competitiva che, senza di lui, sarebbe probabilmente evaporata. Ma proprio qui sta il punto chiave: nel 2025 non c’era più spazio per la “magia”. L’auto era troppo complessa, troppo rigida nei suoi limiti, per consentire al talento di colmare il divario.

Aston Martin: il 2026 è l’anno delle risposte
Il 2026, quindi, non è solo l’anno della verità per Aston Martin. È anche l’ultimo vero allineamento tra progetto tecnico e finestra agonistica di Fernando Alonso. Quando la AMR26 scenderà in pista, un’auto frutto di anni di lavoro e per la prima volta interamente concepita attorno al nuovo regolamento, non ci saranno più alibi. Quella vettura rappresenterà la sintesi di tutto ciò che il team ha costruito: infrastrutture, capitale umano, partnership industriali. E rappresenterà anche l’ultima grande occasione per Alonso di trovarsi, dall’inizio di un ciclo tecnico, su una macchina potenzialmente da vertice.
Non è una questione anagrafica, ma temporale. Alonso continuerà a essere competitivo anche oltre il 2026, ma la Formula 1 moderna non aspetta nessuno. I cicli regolamentari sono spietati e chi sbaglia l’anno zero rischia di trascinarsi dietro limiti per stagioni intere. Se Aston Martin ha fatto centro, il 2026 può aprire uno scenario di vittorie e podi continui. Se ha sbagliato, la finestra si richiuderà rapidamente, e con essa anche l’ultima, vera chance di Alonso di lottare stabilmente al vertice.
Per questo la conclusione è inevitabile: per Fernando Alonso, il 2026 è l’ultimo anno buono. Non l’ultimo anno in Formula 1, ma l’ultimo in cui tutto – progetto, regolamento, ambizione e talento – può convergere davvero. Dopo, sarà un’altra storia. Ma quella decisiva si gioca adesso.
Crediti foto: Aston Martin
Seguici e commenta sul nostro canale YouTube: clicca qui





