Con i blindati e anomali test di Barcellona, oggi, la Formula 1 apre formalmente il capitolo della stagione 2026. Non è un avvio come gli altri, lo abbiamo raccontato con tutte le sfumature del caso. È un momento di passaggio, quasi rituale, che segna l’ingresso in una delle più profonde rivisitazioni normative della storia recente del massimo campionato a ruote scoperte. Le monoposto scendono in pista per la prima volta senza il peso del cronometro ufficiale, ma con addosso un carico ben più rilevante: aspettative, promesse, visioni tecniche che finora hanno vissuto solo nei rendering e nelle simulazioni.
Montmelò, con i suoi 4657 metri e 14 curve, è da un sempre banco prova severo e imparziale e diventa il luogo in cui le parole iniziano a misurarsi con l’asfalto. Qui si incontrano speranze e timori, ambizioni dichiarate e silenzi strategici. Ogni giro racconta poco in termini di prestazione assoluta, ma moltissimo sullo stato di avanzamento dei progetti, sulla coerenza delle scelte concettuali, sulla capacità di interpretare regole che riscrivono il rapporto tra aerodinamica, power unit ed efficienza complessiva.

Barcellona, l’inizio di un cammino
È l’inizio di un viaggio che parte oggi ma che troverà senso solo strada facendo. Perché la grande revisione normativa del 2026 non è una linea di arrivo, bensì un processo. Le gerarchie sono fluide, i margini di sviluppo ampi, le certezze fragili. Ogni team arriva con una propria lettura del regolamento, convinto di aver colto il dettaglio giusto, l’equilibrio più efficace, la soluzione più elegante e ovviamente vincente. La storia della Formula 1 insegna che non tutte queste convinzioni sopravvivranno al confronto con la realtà.
Alla fine, come sempre, sarà uno solo a vincere, anzi due: un team e un pilota. È la natura stessa della competizione. Ma ridurre tutto al nome inciso sull’albo d’oro sarebbe operazione miope. Il valore di stagioni come questa sta nel percorso: nell’evoluzione tecnica, nelle correzioni di rotta, nelle intuizioni che cambiano le prospettive e negli errori che insegnano più dei successi.
Raccontare questo cammino, con attenzione e senso critico, è parte integrante del gioco. Ed è una responsabilità che sentiamo nostra. Perché la Formula 1 non vive solo nel risultato finale, ma nel processo che lo genera. E noi di Formulacritica saremo qui, giorno dopo giorno, a raccontarlo.
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