Negli ultimi anni la F1 ha vissuto un’esplosione di popolarità in tutto il mondo. La docuserie Netflix “Drive To Survive” ha aperto le porte a milioni di nuovi spettatori, soprattutto negli Stati Uniti, dove oggi si disputano tre Gran Premi all’anno. Il film “F1” con Brad Pitt ha ottenuto un successo commerciale straordinario e a partire dal 2026 partirà una partnership di enorme portata con Disney, mentre marchi del lusso scelgono sempre più spesso la massima categoria come piattaforma di riferimento. In questo scenario di crescita planetaria, il Giappone rappresenta ancora un caso a parte.
Nel Sol Levante esiste una comunità di tifosi molto calda e fedele: i Gran Premi hanno fatto registrare il sold-out in tempi record e gli incontri pubblici con Yuki Tsunoda attirano migliaia di persone entusiaste. Tuttavia, al di fuori di questa nicchia appassionata, la Formula 1 resta praticamente invisibile. Quasi mai appare nei riassunti sportivi dei telegiornali generalisti, raramente diventa argomento di conversazione quotidiana e continua a essere percepita come uno sport per appassionati veri, non per il grande pubblico.

Il rischio di una crescita legata a un solo pilota
Il vero ostacolo da superare per ottenere una crescita sana e duratura è proprio riuscire a parlare a chi oggi non segue la categoria. Affidarsi esclusivamente alla presenza e ai risultati di un pilota giapponese, per quanto talentuoso e carismatico, viene considerato una strategia pericolosa. Quando quel pilota terminerà la carriera, c’è il rischio concreto che l’interesse crolli in modo verticale. Una popolarità costruita solo sul traino di una singola stella non può garantire basi solide nel lungo periodo.
Anche la dirigenza della massima categoria del motorsport, a cominciare dal Presidente e CEO Stefano Domenicali, sta esercitando una pressione costante affinché Honda e il circuito di Suzuka facciano molto di più per allargare la base di tifosi in Giappone. Il messaggio è inequivocabile: il mercato giapponese deve diventare significativamente più importante di quanto non lo sia attualmente.
Il presidente di HRC, Koji Watanabe riconosce la richiesta della F1: “c’è una forte richiesta verso Honda e Suzuka per aumentare la popolarità della F1. Se la popolarità aumenta, tornerà anche a noi”. Ha poi sottolineato il rapporto positivo con Stefano Domenicali: “ogni volta che vado a un GP, ho un incontro con Domenicali. Abbiamo concordato di cooperare reciprocamente per animare la categoria in Giappone. O meglio, condividiamo gli stessi sentimenti. E lui sta fornendo vari tipi di supporto”. Infine ha espresso gratitudine personale: “come Honda e personalmente come me, siamo veramente grati per il supporto di Domenicali”.

La parola chiave scelta da Honda per la F1: “kakkoii”
Koji Watanabe, ha fatto propria una parola semplice ma potentissima: “kakkoii”, ovvero “figo”, “cool”, “attraente”. Watanabe ha chiarito che non esistono soluzioni miracolose immediate, ma ha delineato una direzione precisa: “al momento, non ci sono trucchi speciali. Ma per la Formula 1, stiamo pensando non solo a tenere gare a Suzuka, ma anche a iniziative per aumentare i fan in luoghi come Tokyo, e sforzi per far conoscere di più la categoria ai giovani”. Ha parlato di un approccio multiplo per conquistare le nuove generazioni: “non è ancora il momento in cui possiamo parlarne in dettaglio, ma vogliamo organizzare eventi rivolti ai giovani, concentrarci sull’e-motorsport, e fare ogni genere di cose come abbigliamento e accessori. E penso che sia necessario creare un’atmosfera stylish e cool come quella di HRC”.
L’obiettivo dichiarato è smettere di presentare la Formula 1 solo come competizione tecnica e sportiva e iniziare a proporla come qualcosa di desiderabile, elegante, moderno, parte di uno stile di vita giovane e alla moda.

I primi successi del crossover con altri mondi
Per raggiungere questo traguardo non basta più concentrarsi solo sul weekend di gara a Suzuka. Honda vuole moltiplicare gli eventi di avvicinamento e le iniziative promozionali nelle grandi città, in particolare a Tokyo, per intercettare direttamente le nuove generazioni. L’azienda punta a trasformare la propria immagine in qualcosa di percepito come cool, lavorando sull’estetica complessiva, sulle collezioni di abbigliamento e accessori e anche sullo sfruttamento di piattaforme come gli eSport.
Un esempio concreto di questa nuova direzione è l’evento organizzato al Kyoto Railway Museum, dove vetture di Formula 1 sono state in esposizione accanto a treni storici nella mostra “Racing & Railway History”. Watanabe, ha espresso grande soddisfazioni per l’evento: “abbiamo trovato vari punti in comune tra i veicoli ferroviari e la F1, e sono stati esposti. Penso che ciò sia stato trasmesso come un’attrazione ai clienti, e per me personalmente, imparare di nuovo che queste cose sono simili… è stato un evento davvero piacevole”.

Oltre Suzuka: portare la F1 nelle grandi città
Watanabe ha aggiunto il desiderio di proseguire su questa strada: “vorrei continuare cose come questa in futuro. Dal lato di Honda, la pensiamo così, quindi vogliamo continuare la nostra relazione”. Ha inoltre ringraziato le persone coinvolte: “E sono veramente grato al signor Kitano del museo che ha reso possibile questo evento. Grazie agli sforzi di varie persone, è stato realizzato, e penso che sia arrivato a tutti i fan”.
L’iniziativa ha ottenuto un riscontro straordinario, riuscendo ad attirare curiosità e interesse anche da persone che normalmente non seguono il motorsport. Progetti capaci di creare ponti con universi completamente diversi si svilupperanno e moltiplicheranno nei prossimi anni.
Allo stesso modo si rilanceranno e migliorate le esperienze sperimentate fuori dal circuito, come gli eventi di Odaiba, con l’obiettivo di rendere la Formula 1 più immediata, spettacolare e comprensibile anche per chi si avvicina per la prima volta. Riguardo agli eventi urbani passati, ha commentato: “l’anno scorso abbiamo tenuto un evento a Odaiba poco prima del GP. Tenendo conto delle riflessioni dell’anno scorso, spero che messaggi centrati sulla F1 raggiungano più giovani… vogliamo creare eventi di questo tipo”.
Suzuka resterà naturalmente il luogo simbolo e il cuore del Gran Premio giapponese, ma la visione di Honda è quella di un lavoro coordinato e condiviso: Suzuka e Honda insieme, ma con iniziative diffuse su tutto il territorio nazionale, per creare un movimento che coinvolga realmente l’intero paese.

Il 2026 come occasione storica, ma non sufficiente da solo
Il 2026 rappresenterà un momento decisivo: il ritorno di Honda come motorista ufficiale di Aston Martin, l’entrata in vigore del nuovo regolamento tecnico e delle nuove power-unit offriranno un’opportunità unica per attirare attenzione. Tuttavia nessuno crede che questo ritorno in pista basti da solo a cambiare le carte in tavola in modo automatico.
Tutto ruota attorno a quell’aggettivo giapponese così semplice e allo stesso tempo decisivo: kakkoii. Se la F1 riuscirà davvero a diventare “figa” agli occhi dei giovani giapponesi, allora il 2026 e gli anni successivi potranno segnare l’inizio di una nuova era per il motorsport nel paese. In caso contrario, il divario tra il successo globale della Formula 1 e la sua realtà ancora limitata in Giappone continuerà a rimanere molto ampio.
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Crediti foto: Suzuka Circuit, Red Bull Content Pool, Getty Images, Aston Martin




