In queste ore, migliaia di appassionati di motori negli Stati Uniti stanno aprendo i propri conti PayPal o le proprie caselle email trovando una sorpresa inaspettata: un pagamento di circa 17 dollari proveniente dalla Formula 1. Non si tratta di un premio fedeltà né di un errore tecnico, ma dell’atto finale di una battaglia legale che ha messo sotto i riflettori le pratiche di tracciamento dati del Circus più famoso del mondo.
Il caso: il “Pixel” che sapeva troppo
Tutto nasce da una class action (la causa Gutierrez et al. v. Formula One Digital Media Ltd.) che ha accusato la F1 di aver violato il Video Privacy Protection Act (VPPA). Questa legge, nata negli anni ’80 per proteggere la riservatezza dei noleggi di videocassette, è diventata oggi l’incubo dei giganti del web.
L’accusa era semplice quanto inquietante: la Formula 1 avrebbe integrato nei propri siti (formula1.com, f1tv.formula1.com) e nelle sue app ufficiali il famigerato “Pixel di Meta”. Questo strumento di tracciamento avrebbe comunicato a Facebook i dati personali degli utenti insieme ai titoli dei video che stavano guardando, il tutto senza un consenso esplicito e trasparente.
Chi ha ricevuto i soldi?
Il risarcimento riguarda gli utenti residenti negli USA che, tra il 1° maggio 2022 e il 24 giugno 2025, hanno visualizzato contenuti video sulle piattaforme digitali della F1 mentre erano loggati al proprio account.
Sebbene la Formula 1 abbia scelto di patteggiare senza ammettere ufficialmente alcuna colpa (una mossa standard per evitare processi miliardari e danni d’immagine prolungati), l’accordo ha stabilito un fondo di risarcimento che proprio il 12 gennaio 2026 ha iniziato a distribuire i pagamenti.
Perché 17 dollari sono un segnale importante
A prima vista, 17 dollari possono sembrare una cifra irrisoria per un colosso che muove miliardi. Tuttavia, il valore simbolico è enorme:
- Privacy Digitale: Conferma che il tracciamento selvaggio a fini pubblicitari sta incontrando resistenze legali sempre più dure;
- Precedente Legale: Dopo il caso F1, molte altre piattaforme di streaming potrebbero finire nel mirino per l’uso dei tracker di terze parti;
- Consapevolezza: Milioni di utenti hanno scoperto che i loro gusti (anche solo quali highlights di un GP guardano) sono merce di scambio preziosa.
Cosa succede ora?
Mentre i fan americani incassano il loro piccolo “bonus”, per gli utenti europei la situazione resta diversa. Sebbene il GDPR offra protezioni teoricamente superiori, il sistema delle class action americane permette questi risarcimenti diretti e rapidi che in Europa sono ancora rari e complessi da ottenere.
Resta però un monito per la Formula 1 e per tutto il mondo dello sport: nell’era dei dati, anche il giro più veloce può essere rovinato da un’uscita di pista sulla privacy.





